Paracetamolo in gravidanza: studio su “The Lancet” esclude legami con autismo e Adhd
💊 Sicurezza in gravidanza: una revisione sistematica e meta-analisi internazionale non indica un aumento del rischio di autismo o Adhd associato all’uso di paracetamolo in gravidanza (se assunto secondo indicazioni).
📉 Il metodo: il confronto tra fratelli (sibling comparison) riduce l’effetto dei fattori familiari (genetica e ambiente) e aiuta a chiarire perché in alcune ricerche precedenti, meno robuste, erano emerse associazioni.
🏥 La ricerca: lo studio è internazionale e vede come primo autore Francesco D’Antonio (Ospedale di Chieti); è pubblicato su The Lancet Obstetrics, Gynaecology, & Women’s Health, una rivista della famiglia The Lancet.
Paracetamolo in gravidanza: la meta-analisi su “The Lancet Obstetrics, Gynaecology, & Women’s Health” non indica un aumento del rischio di autismo e ADHD
È uno dei dubbi più frequenti tra le future madri, spesso amplificato dal passaparola sui social media: assumere paracetamolo per trattare febbre o dolore durante la gravidanza può danneggiare il neurosviluppo del bambino? Una delle risposte più robuste oggi disponibili arriva da una vasta revisione sistematica e meta-analisi pubblicata su The Lancet Obstetrics, Gynaecology, & Women’s Health.
La ricerca, internazionale, vede come primo autore Francesco D’Antonio, ginecologo dell’ospedale di Chieti e docente all’Università “Gabriele d’Annunzio”. Il lavoro passa in rassegna 43 studi e dà particolare peso ai dati considerati più rigorosi.
Il confronto tra fratelli chiarisce il nodo dei “fattori confondenti”
Il punto di forza dell’analisi è la cosiddetta “sibling comparison”, ovvero il confronto tra fratelli biologici che condividono lo stesso ambiente familiare e gran parte del patrimonio genetico, ma che sono stati esposti diversamente al farmaco (una gravidanza con esposizione al paracetamolo, un’altra no).
Questo approccio non annulla ogni possibile distorsione, ma riduce in modo significativo l’impatto dei fattori familiari. In questa analisi i risultati sono rassicuranti: non emerge evidenza di un aumento clinicamente importante del rischio di disturbi dello spettro autistico, sindrome da deficit di attenzione e iperattività (Adhd) o disabilità intellettiva nei bambini esposti al paracetamolo in utero. «Quando si va a considerare soltanto i dati più rigorosi, questa associazione fortunatamente non c’è», spiega D’Antonio nell’intervista.
Perché in passato si parlava di rischi?
Alcuni studi precedenti avevano ipotizzato una connessione, ma senza riuscire a distinguere l’effetto del farmaco da quello delle condizioni che portano ad assumerlo. In sintesi: l’associazione osservata può dipendere, per esempio, da febbre alta, infezioni o dolore materno, oppure da fattori familiari condivisi, più che dal paracetamolo in sé.
Le indicazioni per le donne in gravidanza
Le conclusioni della revisione sono coerenti con le raccomandazioni correnti: il paracetamolo resta, in gravidanza, il farmaco di prima scelta per dolore e febbre. «Le donne incinte possono stare tranquille», dice D’Antonio, precisando però la cornice d’uso: «se preso secondo le indicazioni, non sovra-dosato e nelle epoche giuste». Richiama inoltre l’importanza di trattare la febbre: «Nel primo trimestre sappiamo che questo può essere associato ad aborto, quindi è opportuno che si tratti».
«Il farmaco, se preso ovviamente secondo le indicazioni, non sovra-dosato e nelle epoche giuste, è assolutamente sicuro e anzi va preso in quelle condizioni che potrebbero mettere il nascituro a rischio di avere invece, purtroppo, problemi irreversibili», aggiunge. In caso di febbre o dolore in gravidanza, resta sempre opportuno confrontarsi con il proprio ginecologo o medico curante ed evitare il fai-da-te.
Nell’intervista, D’Antonio inquadra anche l’attività del Centro di medicina fetale dell’Ospedale di Chieti, dedicato alla gestione delle gravidanze a rischio (per esempio anomalie della crescita e gravidanze gemellari): «Ci prendiamo cura di ogni bambino che potenzialmente può avere una problematica prima che nasca e qualsiasi condizione che metta a rischio il bambino, perché la maggior parte di queste può essere curata, può essere gestita».
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Ultimo aggiornamento: 20 Gennaio 2026, 13:58