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Frattura alla caviglia a fine gravidanza, doppio intervento all’ospedale di Lanciano

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Data di pubblicazione: 27/08/2026

Frattura alla caviglia a fine gravidanza, doppio intervento all’ospedale di Lanciano

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Se una futura mamma, vicinissima al parto, si procura una frattura, la cura diventa una questione di squadra. È quanto accaduto all’ospedale di Lanciano, dove le équipe ostetrico-ginecologica e ortopedica, coordinate rispettivamente da Alessandra Ricciardulli e Luigi De Fanis, hanno lavorato insieme per assistere una donna alla 37ª settimana di gravidanza, immobilizzata a causa di una frattura trimalleolare alla caviglia.

 

Una situazione clinica non ordinaria, da gestire tutelando contemporaneamente la salute della madre e del bambino e il recupero ortopedico. La paziente è stata quindi sottoposta a un doppio intervento: taglio cesareo e osteosintesi della frattura trimalleolare alla caviglia sinistra. Il parto si è concluso con la nascita di un bambino.

 

«La paziente, arrivata alla fine della gravidanza, si trovava già in una condizione di particolare fragilità – spiega la ginecologa Alessandra Ricciardulli – perché la frattura aveva comportato dolore, immobilizzazione e una significativa limitazione della mobilità proprio nelle ultime settimane di gestazione. Anche la gestione di un eventuale travaglio avrebbe presentato difficoltà legate all’impossibilità di assumere liberamente le diverse posizioni, alla necessità di proteggere l’arto traumatizzato e alla complessità dell’assistenza ostetrica. Per queste ragioni è stato programmato il taglio cesareo, consentendo di controllare e pianificare il momento della nascita in condizioni di maggiore sicurezza e prevedibilità».

 

Nonostante la particolare situazione clinica, l’équipe di Ginecologia e ostetricia ha cercato di preservare, per quanto possibile, anche la dimensione emotiva della nascita. La paziente ha potuto vivere il parto attraverso un percorso di taglio cesareo dolce, con particolare attenzione al contatto precoce con il neonato e alla condivisione in coppia, con la presenza del marito in sala.

 

«Questo intervento rappresenta un esempio concreto di come la multidisciplinarietà possa fare la differenza – aggiunge Luigi De Fanis – soprattutto nei casi in cui una singola specialità non è sufficiente a rispondere alla complessità del quadro clinico. In casi del genere non basta eseguire correttamente un intervento: occorre costruire intorno alla paziente un’équipe capace di condividere responsabilità, tempi e decisioni».

 

Due percorsi chirurgici differenti sono stati così coordinati sulla stessa paziente da un’unica squadra. Con De Fanis e Ricciardulli hanno partecipato le anestesiste Chiara De Rosa e Daniela Albanese, la ginecologa Gianna Impicciatore, la pediatra Giovanna Scorrano e la coordinatrice infermieristica della sala operatoria Maria Grazia Marrone.

 

Il direttore generale della Asl Lanciano Vasto Chieti, Mauro Palmieri, ha espresso apprezzamento per il lavoro svolto, sottolineando come l’integrazione delle competenze e il lavoro di squadra rappresentino un punto di forza per un Dea di I livello come quello di Lanciano, in particolare nell’attività chirurgica.

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Ultimo aggiornamento: 27 Agosto 2026, 16:03