A Chieti tumore epatico operato dal chirurgo Liberato Aceto con il robot Da Vinci
Ha 73 anni ed è di sesso maschile un paziente operato a Chieti dal direttore della Chirurgia generale a indirizzo oncologico, Liberato Aceto, con il robot Da Vinci per l’asportazione di un tumore epatico. L’intervento è stato eseguito dall’équipe dell’unità operativa, guidata da Aceto, con Massimo Cieri e Daniele Di Martino.
«Era stata diagnosticata una lesione neoplastica – spiega il primario – a carico del secondo segmento epatico, sul quale abbiamo eseguito una resezione. Il paziente è tornato ad alimentarsi già in seconda giornata, ha avuto un decorso post operatorio senza problemi ed è stato già dimesso, dopo una degenza di soli tre giorni. Un esito simile è reso possibile proprio dall’uso del robot, che consente di evitare la tecnica utilizzata in chirurgia tradizionale del taglio curvo che passa da un lato all’altro dell’addome. Nel nostro caso, invece, abbiamo praticato piccole incisioni con meno dolore post-operatorio e meno cicatrici. Notevoli vantaggi si ottengono nel recupero delle attività di base del paziente, con tempi di degenza dimezzati e ritorno rapido alla vita normale. Il nostro è stato, però un lavoro condiviso, perché fondamentale è stato anche il contributo offerto dall’équipe anestesiologica e dal Gico, il gruppo interdisciplinare dedicato al fegato».
Il caso di tumore del fegato operato in robotica è stato commentato con grande favore dal direttore generale della Asl Lanciano Vasto Chieti: «Non stiamo parlando di un evento isolato, ma della prova di una sanità che ha deciso di correre sul binario dell’innovazione – precisa Mauro Palmieri -. La spinta verso la robotizzazione e la digitalizzazione dei processi è la nostra risposta concreta alla domanda di salute. Questo è il modello di sanità che stiamo costruendo: aggressivo nell’innovazione e umano nei risultati».
La procedura, durata circa tre ore, è stata eseguita attraverso cinque fori d’accesso, permettendo una precisione millimetrica nella rimozione della massa tumorale senza intaccare i tessuti sani circostanti.
In particolare la localizzazione della neoplasia era vicino alla punta del cuore in prossimità del diaframma e pertanto in una posizione particolarmente delicata e difficile da trattare, per la quale la precisione chirurgica assicurata dal robot ha fatto la differenza, garantita oltre che dalla visione 3D anche dai bracci robotici che eliminano i tremori umani e simulano i movimenti della mano all’interno del corpo del paziente. Notevole è la ricaduta benefica grazie all’utilizzo di questa tecnica per il paziente, non solo in termini di accuratezza dell’intervento, ma anche nel minore impatto del post operatorio, perché l’uso del robot riduce drasticamente complicanze, dolore e perdite ematiche, garantendo un decorso molto più leggero rispetto alla chirurgia tradizionale.
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Ultimo aggiornamento: 3 Aprile 2026, 12:52