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Ma è buono e sano tutto il cibo «senza»? (VIDEO)

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Data di pubblicazione: 2/10/2026

Ma è buono e sano tutto il cibo «senza»? (VIDEO)

Davanti allo scaffale la domanda è immediata: i prodotti senza lattosio, senza glutine o senza zuccheri aggiunti vanno preferiti anche se non ci sono particolari intolleranze? Ester Vitacolonna, responsabile della Nutrizione clinica e diabetologia della Asl Lanciano Vasto Chieti e professoressa ordinaria di Scienze dell’alimentazione all’Università Gabriele d’Annunzio di Chieti-Pescara, invita a distinguere le situazioni e a ricorrere a una diagnosi corretta se si sospetta un’intolleranza.

 

Con il lattosio il punto di partenza è la lattasi: l’intolleranza è dovuta alla sua carenza o alla ridotta funzione. «In presenza di intolleranza al lattosio, se diagnosticata, può essere utile la riduzione o l’eliminazione del lattosio». Se invece non c’è una reale intolleranza, eliminarlo può provocare «l’impigrimento dell’enzima»: la lattasi potrebbe quindi non funzionare e alimentare i sintomi legati all’introduzione del lattosio e alla mancata funzione dell’enzima.

 

Sul peso, la risposta è netta. Alla convinzione che i prodotti senza lattosio facciano dimagrire, la docente della d’Annunzio replica: «Non è così». Se si eliminano molti alimenti si riducono anche le calorie introdotte, ed è questo che può far perdere peso. Togliere il lattosio, anche a chi è intollerante, non produce di per sé lo stesso effetto.

 

Con la celiachia non ci sono margini: «è indispensabile eliminare il glutine». La responsabile della Nutrizione clinica e diabetologia parla anche di «un’intolleranza al glutine o al grano non celiaca», per la quale «va fatta una diagnosi corretta». Senza questa indicazione, una simile esclusione alimentare può portare a consumare alimenti industriali «controproducenti per la salute».

 

La questione cambia con gli zuccheri. «Il discorso degli zuccheri è un discorso complesso», osserva Vitacolonna. L’indicazione è favorire i carboidrati complessi ed «eliminare quegli zuccheri che viceversa sono in eccesso». Il criterio generale resta la varietà: «un’alimentazione è tanto più sana quanto più è varia».

 

C’è poi il rischio di una «mentalità di restrizione», che può nascere dall’eliminazione di alcuni alimenti. Questa impostazione, spiega la professoressa, può far emergere un rapporto conflittuale con il cibo e con la forma del corpo e quindi un disturbo alimentare.

 

L’intervista si chiude con una domanda sugli alimenti integrali. «L’integrale modula l’assorbimento dei macronutrienti» e può avere una funzione importante per la salute. Non tutte le persone lo tollerano: «in quel caso sarebbe meglio ridurlo fino alla dose massima tollerata».

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Ultimo aggiornamento: 2 Ottobre 2026, 09:55